I jeans per definizione hanno una storia affascinante, che parte dal sogno di un ragazzo tedesco di nome Löb Strauß: aveva 24 anni quando verso la metà dell’800 decise di lasciare la Germania per raggiungere i suoi fratelli maggiori Jonas e Louis negli Stati Uniti, dove avevano creato una piccola fabbrica di capi d’abbigliamento.

Con la sua valigia carica di tessuti sbarcò a New York, per imparare l’inglese.

A quel punto decise di americanizzare il suo nome per essere più comprensibile ai suoi nuovi connazionali e fu così che diventò Levi.

Levi si era portato dall’Europa un tessuto molto speciale, che veniva prodotto solo in Francia e in Italia.

Quello francese, la tela di Nimes, non era altro che… Denim: una tela composta di cotone e lino generalmente di colore blu.

In Italia invece veniva prodotta una tela blu di fustagno, molto spessa e resistente, usata dai marinai genovesi: il blue jeans, dove jeans suona proprio come Genova.

La prima invenzione di Levi fu la salopette: nella tascona frontale ci si poteva mettere dentro di tutto, era comoda perché non richiedeva bretelle aggiuntive (ce le aveva già incorporate) né cinture, fu una vera svolta.

Nel 1973 la Levi’s produsse in esclusiva, i pantaloni di robusto cotone tenuti insieme, oltre che dai punti del cucito tradizionale, anche da rivetti metallici, appena brevettati che divennero la divisa degli operai della ferrovia transamericana, dei “miners”, dei cowboy ed ebbero un immediato successo: il modello originale aveva cinque tasche.

Levi’s ideò la ‘watch pocket‘, ossia di una piccola tasca pensata per contenere l’orologio da taschino.

“Nell’Ottocento i cowboy indossavano l’orologio da taschino con una catena, e lo riponevano nel panciotto. Per evitare che si rompesse, la Levi’s ideò questa piccola tasca”. 

L’etichetta di cuoio simbolo della Levi’s con il disegno dei due cavalli: fu disegnata nel 1886. I due cavalli che cercano di strappare i jeans tirandoli in direzioni opposte, per far capire quanto siano resistenti.

Un’immagine davvero potente!

Nel 1890 sono nati i mitici Levi’s 501. 

Perché proprio 501?

Era un numero in sequenza che veniva assegnato a tutti i capi prodotti dalla Levi Strauss e Co.

All’epoca erano molto larghi in vita e avevano una specie di fibbia posteriore che si poteva stringere, evitando così di doverli indossare con una cintura.

Anche se oggi consideriamo i jeans unisex, al punto che puoi indossare i modelli maschili facendoli diventare un capo “boyfriend”, fino al 1934 Levi’s produceva solo jeans per uomo.

La linea femminile è arrivata quell’anno.

All’’epoca le donne portavano prevalentemente la gonna: fu una svolta epocale e il mondo della moda se ne accorse, tant’è che andarono in copertina su Vogue.

Una leggenda dice che Levi Strauss in vita sua non indossò mai i jeans, perlomeno non pubblicamente, perché erano un simbolo sociale della working class, ma ovviamente le cose stavano per cambiare e molto in fretta!

Negli anni 80 e 90 è scoppiata la Levi’s mania: i jeans erano la divisa di una generazione.

Il sex symbol Nick Kamen che metteva a lavare i suoi 501 restando in mutande ha fatto la storia della pubblicità, oltre a far venire desideri a milioni di donne. 

Ringraziamenti per i testi da cui sono state estratte le nostre considerazioni:

https://www.cosmopolitan.com/it/moda/a22137910/levis-storia-dei-jeans/

https://www.esquire.com/it/stile/moda-uomo/a13947042/jeans-levis-501/

https://alessandrosicurocomunication.com/2018/07/11/levi-strauss-terzo-quarter-di-crescita-a-due-cifre/

galleria storica

video storici e pubblicità storiche